lunedì 10 dicembre 2007

Seminari SIFA-FilDir: Giovanni Tuzet, L'abduzione nel ragionamento probatorio

C.S. Peirce chiama abduzione l’inferenza che formula un’ipotesi esplicativa. Si può dire che nella sua metodologia scientifica essa costituisca la prima inferenza: l’abduzione formula delle ipotesi, la deduzione ne trae le conseguenze, l’induzione le valuta. Ma si tratta di un’inferenza valida? E si tratta di un’inferenza ampliativa come i suoi sostenitori ritengono? E quale ruolo riveste nel ragionamento giuridico e segnatamente giudiziale? Nel libro si sostiene che l’abduzione è un’inferenza invalida se si assume un criterio deduttivo di validità logica; ma si nota inoltre che un criterio siffatto è particolarmente restrittivo e probabilmente inidoneo a rendere conto dei rapporti fra logica, pensiero e conoscenza. Quanto al suo ruolo nel ragionamento giudiziale, si sostiene che l’abduzione costituisce la prima parte del processo logico e cognitivo che ricostruisce i fatti su cui verte il giudizio; si suggerisce inoltre che anche il processo di reperimento del diritto relativo ai fatti può essere inteso come avente un primo momento abduttivo. D’altro canto, all’abduzione non spetta un ruolo giustificativo o fondativo. Essa è l’inferenza che, formulando delle ipotesi, apre i nostri processi cognitivi e indica delle direzioni di ricerca. Tali ipotesi vanno messe alla prova, testate in modo da determinarne la verità o la falsità, o quantomeno la credibilità. Inferenzialmente, una volta assunte le ipotesi, si tratta di trarne le conseguenze deduttive e vedere se tali conseguenze siano confermate nell’esperienza; dopodiché, va tratto un bilancio induttivo dei processi di test e conferma. Pertanto, ad avere un ruolo giustificativo non è tanto una singola inferenza – tantomeno l’abduzione – quanto piuttosto l’insieme delle nostre inferenze nella loro articolazione metodologica come prospettata da Peirce. (Giovanni Tuzet)


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