mercoledì 16 gennaio 2008

Alcuni fatti ed un giudizio

Un'università pubblica invita un capo di stato straniero. Alcuni docenti ed alcuni studenti, esercitando il loro diritto di libera critica, esprimono perplessità sull'invito. L'università ribadisce l'invito, nel rispetto del diritto di parola di ognuno. Il capo di stato straniero ribadisce di accettare l'invito. Alcuni studeni occupano il rettorato; il rettore riconosce il diritto degli studenti di esprimere il loro dissenso verso l'intervento del capo di stato organizzando un controevento. Benché l'invito non sia stato ritirato, benché il ministro italiano degli interni abbia garantito della sicurezza di tutti, il capo di stato rinuncia spontaneamente a esercitare il suo diritto di parola.

Mi pare che in questa vicenda sia stato correttamente rispettato il diritto di tutti ad esprimere le proprie idee. Mi sembra che il capo di stato straniero si sia ritirato davanti alla possibilità di un confronto - sia pur fatto nella discutibile forma della protesta.

Aggiornamento 17 gennaio: Un vero peccato che l'invitato abbia rinunciato all'invito. Il discorso che si sostiene che avrebbe tenuto è interessante - anche se solo parzialmente condivisibile: nelle università si fa scienza, si cerca la verità, non la Verità.

Aggiornamento 18 gennaio: Un intervento di Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia (trovato qui).

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