lunedì 11 gennaio 2010

Come si numerano i capitoli di un libro?

Ricevo e riporto anonimamente (e un po' allibito) una domanda che mi è arrivita:

"La mia domanda è relativa programma di studi del corso di INFORMATICA GIURIDIGA (A-L). 
Sulla guida dello studente sono riportati i seguenti testi per i non frequentanti: 
  • M. Jori, Elementi di Informatica giuridica, Torino, Giappichelli, 2006 (sono esclusi i capitoli: 4,5,6,8, 10); _
  • A. Rossetti, Legal Informatics, Moretti&Vitali, 2008
Sul testo di M.Jori i capitoli NON sono numerati ma solo "nominati" (c'è solo il nome). 
Per escludere i capitoli di cui sopra (4,5,6,8,10) bisognerebbe assegnare una numerazione agli stessi: a tale scopo, posso partire assegnagnando il n° 1 al primo capitolo dell'indice " L'IDEA DI OPEN SOURCE"? E attribuire la numerazione successiva ai capitoli seguenti (in tutto dovrebbero essere 11)?"

Naturalmente i numeri dei capitoli si calcolano facendo il logaritmo base e (la cosidetta base naturale) della somma dei numeri primi che derivano dalla fattorizzazione della moltiplicazione della pagina di inizio del saggio e della pagina finale.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Ahahahahahahahahahahahahahahahahah ma si è impegnato pure a scriverla secondo me!

Anonimo ha detto...

x Anonimo: sono quella che l'ha scritta! Secondo me tu pur impegnandoti non saresti mai riuscito ad esprimere in italiano la stessa perplessita' (che ha ragione di essere vista l'incompletezza riscontrata nella guida). Il mio obiettivo era solo quello di segnalare l’incompletezza delle indicazioni della guida...E l’ho fatto (seppur con sarcasmo) con una mail “non anonima” al professore!
Perche’ vedi caro anonimo: ci sono studenti lavoratori che hanno come unico strumento/riferimento, per la preparazione degli esami, la guida dello studente e i libri! Non tutti hanno la pappa pronta come te!

Andrea Rossetti ha detto...

caro Studente Anonimo autore della mail che ho qui riportato; per prima cosa le assicuro che ho cancellato la sua mail e dimenticato il suo cognome per non essere influenzato quando la giuridicheò all'esame; perché, più che la domande, mi stupisce la sua pervicacia nel sostenerne la sensatezza.

lector ha detto...

@-->Anonimo delle 17.17
Tesoro mio, mi sa che hai sbagliato facoltà. Del resto, l'organizzazione non fa parte del DNA del giurista: ti basti vedere come [non] funzionino le aule giudiziarie e le relative udienze. Iscriviti a ingegneria, sient'a me!

Andrea Rossetti ha detto...

Caro Anonino delle 17e17, anch'io ho fatto ingegneria, poi ho capito di essere intelligente.

lector ha detto...

Gentilissimo prof. Rossetti, presumo che il Suo ultimo commento, indirizzato ad Anonimo delle 17e17, fosse in realtà rivolto a me. Innanzitutto, organizzato non significa necessariamente intelligente: esistono dei bravissimi e organizzatissimi ragionieri, che tuttavia non volano come aquile. Spendo due parole in difesa del/la povero/a studente/essa lavoratrice che Le ha rivolto quel quesito in apparenza così poco sagace. Come diceva la buonanima del Partesotti, esistono esaminatori onesti e altri che tali non sono. Sono arcisicuro della Sua appartenenza alla prima delle due categorie. Ad ogni modo, in ambito universitario, è notorio che il più classico dei “do ut des” si realizza mediante la discriminazione tra frequentanti e non, per cui i secondi sono spesso ingiustamente pregiudicati rispetto ai primi, a volte anche per sciocchezze come quelle segnalatoLe dallo/a studente/essa nel famigerato quesito. Se il libro “de quo” – che non conosco - non consente un’immediata corrispondenza topologica tra numeri e capitoli - magari per la presenza della solita prefazione, introduzione, dedica alla mamma e/o ringraziamenti al pievano – il quesito postoLe non risulta essere del tutto peregrino e chi Glielo ha rivolto forse cercava d’evitare preventivamente un ingiusto allontanamento sine culpa per il fraintendimento d’ una soluzione di carattere meramente convenzionale e non certo assoluta o universale.
Con viva cordialità.

Anonimo ha detto...

fin quando si avrà a che fare con persone del genere che osano definirsi "professori" non si andrà da nessuna parte.
mi chiedo dove sia andato a finire il rispetto studente/professore o meglio, dovrei dire, con quale cosiddetto "rispetto" questo tal Rossetti osa rispondere a un suo studente? beh, perlomeno la sua "cordiale quanto disponibile" risposta caro il mio professore mi ha fatto sorridere, provi con Zelig, le andrà di sicuro meglio.

Andrea Rossetti ha detto...

Caro Anonimo, "cosiddetto" sarà lei. Io non mi cosiddico proprio per niente: come può facilmente verificare nel sito del MIUR io sono "professore associato confermato"