1- Gli appelli in Bicocca sono 5 in un anno. Nelle altre università milanesi la situazione non è molto diversa.
2- Avere n appelli non vuol dire poter ripetere l'esame n volte. Gli autori trascurano un "piccolo" dettaglio: in un anno non si dà un solo esame. Ovviamente, essendo in genere gli appelli dei vari corsi raggruppati in un lasso di tempo ristretto (una settimana o 10 giorni in genere), è impossibile preparare bene tutti gli esami dell'anno in un'unica sessione. Il risultato è che, se non si vuole finire fuori corso, si può riprovare un esame una volta o due, di certo non 10...
3- "l voto è per alcuni studenti ormai un evento probabilistico, il cui risultato atteso può essere artificialmente accresciuto, non necessariamente studiando di più, ma semplicemente aggiungendo al campione il prossimo evento." Se questo fosse un esame di statistica il voto sarebbe un bel 15. Per essere come dicono gli autori bisognerebbe poter scegliere il voto anche tra quelli passati e rifiutati! E' come dire che, siccome ho già tirato una moneta 10 volte ed è uscita 10 volte testa, la probabilità che ora esca croce è superiore al 50%. E' chiaramente un'assurdità.
4- Gli studenti provano veramente gli esami finché non prendono un bel voto? Senza dati statistici sono solo chiacchiere al vento.
5- Ma poi chi si può permettere di ripetere gli esami senza studiare? Forse qualche figlio di papà. Per tutti gli altri laurearsi in un tempo decente è importante. Anche perché prima o poi i genitori si stuferanno di pagare le tasse
edit: il prof Rossetti mi fa notare che gli appelli a giurisprudenza sono 9, sia in Statale che in Bicocca. Effettivamente sono molti. Da noi ad informatica la situazione è piuttosto diversa.
Il tuo contributo è davvero interessante, Kordusit. A Informatica in Bicocca ci sono 5 (cinque) appelli all'anno; come mai gli studenti di giurisprudenza, invece, ne hanno 9 (nove)?
So che da quest'anno, in Bicocca, il numero minimo di appelli all'anno è sceso a 5. A giurisprudenza avete un regolamento diverso (oppure i professori sono infinitamente più buoni)? Comunque il punto principale resta, secondo me, che un numero elevato di appelli non serve tanto a ripetere l'esame più volte, quanto a poter pianificare meglio l'anno, in modo che non si accavallino esami, e a potersi preparare meglio.
Il regolamento dell'Università prevede il numero minimo di appelli, non il numero massimo - ogni Facoltà si può regolare come crede e in questi anni le facoltà di giurisprudenza (non solo quella della Bicocca) hanno aumentato insensatamente il numero degli appelli; senza che, per altro, il numero degli studenti promossi sia aumentato in maniera proporzionale e statisticamente significativa.
4 commenti:
1- Gli appelli in Bicocca sono 5 in un anno. Nelle altre università milanesi la situazione non è molto diversa.
2- Avere n appelli non vuol dire poter ripetere l'esame n volte. Gli autori trascurano un "piccolo" dettaglio: in un anno non si dà un solo esame. Ovviamente, essendo in genere gli appelli dei vari corsi raggruppati in un lasso di tempo ristretto (una settimana o 10 giorni in genere), è impossibile preparare bene tutti gli esami dell'anno in un'unica sessione. Il risultato è che, se non si vuole finire fuori corso, si può riprovare un esame una volta o due, di certo non 10...
3- "l voto è per alcuni studenti ormai un evento probabilistico, il cui risultato atteso può essere artificialmente accresciuto, non necessariamente
studiando di più, ma semplicemente aggiungendo al campione il prossimo evento." Se questo fosse un esame di statistica il voto sarebbe un bel 15. Per essere come dicono gli autori bisognerebbe poter scegliere il voto anche tra quelli passati e rifiutati! E' come dire che, siccome ho già tirato una moneta 10 volte ed è uscita 10 volte testa, la probabilità che ora esca croce è superiore al 50%. E' chiaramente un'assurdità.
4- Gli studenti provano veramente gli esami finché non prendono un bel voto? Senza dati statistici sono solo chiacchiere al vento.
5- Ma poi chi si può
permettere di ripetere gli esami senza studiare? Forse qualche figlio di papà. Per tutti gli altri laurearsi in un tempo decente è importante. Anche perché prima o poi i genitori si stuferanno di pagare le tasse
edit: il prof Rossetti mi fa notare che gli appelli a giurisprudenza sono 9, sia in Statale che in Bicocca. Effettivamente sono molti. Da noi ad informatica la situazione è piuttosto diversa.
Il tuo contributo è davvero interessante, Kordusit. A Informatica in Bicocca ci sono 5 (cinque) appelli all'anno; come mai gli studenti di giurisprudenza, invece, ne hanno 9 (nove)?
So che da quest'anno, in Bicocca, il numero minimo di appelli all'anno è sceso a 5. A giurisprudenza avete un regolamento diverso (oppure i professori sono infinitamente più buoni)?
Comunque il punto principale resta, secondo me, che un numero elevato di appelli non serve tanto a ripetere l'esame più volte, quanto a poter pianificare meglio l'anno, in modo che non si accavallino esami, e a potersi preparare meglio.
Il regolamento dell'Università prevede il numero minimo di appelli, non il numero massimo - ogni Facoltà si può regolare come crede e in questi anni le facoltà di giurisprudenza (non solo quella della Bicocca) hanno aumentato insensatamente il numero degli appelli; senza che, per altro, il numero degli studenti promossi sia aumentato in maniera proporzionale e statisticamente significativa.
Posta un commento