martedì 9 ottobre 2012

Amministrazione come provider

Ecco il secondo problema che vi propongo di studiare come hard case e che ci fornirà spunti per capire come nelle PA vengono gestiti i servizi informativi.
Cliccate su questo link: http://thepiratebay.org/ prima dalla vostra rete casalinga (o dalla connessione del vostro smart) e poi dalla rete della Bicocca (da un computer fisso o uno connesso tramite wi-fi). Che cosa accade? Secondo voi, è tutto in regola?

3 commenti:

Paolo Gaiardelli ha detto...

Al momento e' tutto in regola, perche' i blocchi imposti in Italia contro thepiratebay sono riservati agli ISP (Internet Service Provider). Nel il GARR, ne le singole universita' sono qualificate come tali, per questo motivo sono esenti da tale blocco.
Peraltro non mi risulta che esista alcuna richiesta in tale senso dagli organi legislativi ne dalla magistratura.
Questo, fermo restando che la acceptable user policy del GARR e i regolamenti di rete dei singoli atenei vietano pirateria e attivita' illegali arrivando a pesanti sanzioni disciplinari per chi mette in atto tali pratiche. A tali condizioni ha davvero senso considerare gli utenti universitari come minori che vanno protetti da se stessi o e' piuttosto meglio trattarli da adulti in grado di assumersi le proprie responsabilita'?

Paolo Gaiardelli ha detto...

un piccolo addendum: i blocchi di questo tipo, da un punto di vista puramente tecnico, sono una sciocchezza in quanto aggirabili in maniera banale.
http://it.wikipedia.org/wiki/The_Pirate_Bay#Il_blocco_del_portale_in_Italia

riporta informazioni in merito

Andrea Rossetti ha detto...

Caro Gaiardelli, non è un problema di responsabilità dei singoli, è un problema di rispetto delle regole positive. Il Garr prevede esplicitamente che i suoi utenti mettano in atto le misure necessarie per scongiurare ogni possibile attività illecita, pena l'esclusione dal servizio. Davvero un'Università che non prenda atto di pubbliche decisioni di un magistrato adempie a questo impegno?