martedì 3 marzo 2015

Cronache di un pavese digitale - Biglietti digitali

Ieri, poco dopo le 17, sto arrivando a Pavia in treno e decido di tornare a casa in autobus; estraggo quindi il telefono per comprare, per la prima volta, un biglietto con l'apposita app. Il primo problema: non mi ricordo il nome; invoco San Disk, il santo patrono della memoria digitale, e dopo pochi minuti la ritrovo (perché nel nome della app non c'è un rifermento a Pavia? Se proprio si vuole mantenere il misero gioco di parole (up-app), almeno "up mobile pavia”); l’app parte e devo per forza accendere il GPS perché se non ti geolocalizza il programmino non ti fa fare nulla; siamo già a Certosa, ma non abbastanza vicini, secondo l’app, per iniziare a provare a comprare un biglietto (nessun “rivenditore” nella vicinanze dice, o qualcosa di simile); poco dopo comunque si sblocca (saremo all’altezza di Borgarello) e procedo all’acquisto (la rete è lenta); inserisco il CVV della carta (per fortuna lo so a memoria) e poi mi chiede il “codice UP” - cosa %&!=0 è il codice UP?!? cerco di tornare indietro alla pagina home; niente, quando si comincia l’acquisto non si può tornare indietro. Evvabbé, chiudo e riapro (siamo orma all’altezza di McDonald) Apro il mio profilo, per cercare di vedere se il "codice UP" è lì; c’è! Ma per aprire il profilo ci vuole il "codice UP”; geni.
Almeno scopro che tale codice “costituisce il principale elemento di sicurezza del servizio UP Mobile” (e già, perché ovviamente la prima cosa che farebbe un eventuale ladro del mio cellulare, sarebbe quella di comprare compulsivamente biglietti digitali per autobus pavesi oppure pagarmi le bollette!). Fortunatamente nel profilo c’è “Rigenera codice UP”; clicco: “inserisci le cifre corrispondenti alle posizioni 4,6,11,13 della carta di credito”. Come molti acquirenti seriali online, conosco il mio numero di carta a memoria, ma chi ricorda le posizioni cifre? Siamo ormai all’altezza della posta di via Brambilla, desisto momentaneamente dall’idea di estrarre la carta per inserire le cifre richieste. Arrivo in Stazione, c’è un autobus che riuscirei a prendere (ho anche un biglietto nel portafoglio), ma non mi arrendo: voglio comprare il biglietto digitale. Sotto la pensilina, estraggo la mia carta di credito (in pubblico, dove tutti possono leggerne o fotografarne il numero - ma il “codice UP” è una sicurezza), inserisco i numeri richiesti (non al primo colpo e non senza aver prima invocato alcune volte sant’Alberto Magno, protettore dei matematici). Ce l’ho fatta! Ora ho un “codice UP” (e l’ho imparato a memoria). Sto per schiacciare il tasto “conferma acquisto”, alzo gli occhi al tabellone degli orari: 15 minuti al prossimo 3! Decido allora di fare due passi fino a Strada Nuova per prendere l’1. Arrivo alla fermata “Demetrio”: il cartello interattivo segna 20 minuti all’arrivo del prossimo 1 - devo aspettare a comprare il biglietto che si oblitera digitalmente 3 minuti dopo l'acquisto. Tiro fuori il libro che sto leggendo (sul Kindle, naturalmente) e mi accingo all’attesa; immerso nella lettura, non mi accorgo che un 1 sta arrivando ben prima dei 20 minuti previsti: i cartelloni non funzionano e sputano numeri a caso (la prossima volta prendo nota e me li gioco al Lotto). Agile come un scimmia, estraggo il telefono: pigio, digito, clicco ma lo schermo non si accende; la batteria è scarica: per forza, tra una storia e l’altra ho lasciato il GPS acceso per quasi un’ora (e i signori di Banca Sella hanno raccolto, per un’ora, i dati relativi ai miei spostamenti). Salgo, oblitero il biglietto di carta. Sarà per la prossima volta che non vado in stazione in bicicletta.


Qual è la morale della mia storia? (i) i nomi delle app devono ricordare il loro utilizzo: "Biglietti autobus Pavia”, magari non è un nome evocativo o spiritoso, ma non è necessario essere sempre evocativi o spiritosi; (ii) le app devono fare una sola cosa bene e velocemente: ossia, dopo la prima volta che si usa l’applicazione, e si sono inseriti i dati personali, la carta di credito (perché non c’è PayPal?) e si è verificata l’identità, voglio poter comprare il biglietto ordinario in due click (ora ce ne vogliono 6); (iii) perché devo accendete il GPS il comprare un biglietto? consuma inutilmente la batteria e rileva dati personali che non sono indispensabili per la funzione che l’app compie (in sottordine, se proprio il signor Banca Sella è affezionato dall’idea di geolocalizzarci, perché il GPS e non i dati della connessione telefonica, metodo meno oneroso dal punto di vista energetico?); (iv) le app di pubblica utilità funzionano bene se sono parte di un progetto che nel suo insieme funziona: se i cartelloni degli orari non funzionano, l’utilità dell’app, così come è strutturata, risulta di molto diminuita.

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